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Recital del pianista Adelajd Zhuri del conservatorio Tartini di Trieste | Print |
Venerdì 9 luglio al Teatro L. Bratuž di Gorizia ha avuto luogo il recital del pianista Adelajd Zhuri del Conservatorio G. Tartini di Trieste, con cui la “Lipizer” ha intrapreso una diversificata collaborazione. Nato nel 1998 a Skrapar in Albania, Zhuri ha iniziato gli studi di pianoforte a sei anni con V. Kasaj e fin dall'infanzia è risultato vincitore di vari concorsi. Ha partecipato a diverse masterclass e ricevuto le borse di studio donategli dalla American Foundation WFM e dalla Famiglia Marizza. Nel 2017, vinta un'audizione presso l'Università delle Arti di Tirana, ha avuto la possibilità di esibirsi in un recital all'interno della rassegna Nei Suoni dei Luoghi. Subito dopo ha iniziato gli studi di Triennio al Conservatorio di Musica G. Tartini di Trieste, nella classe di T. Trevisan, sua attuale insegnante. In seguito ha suonato più volte in recital solistici, in duo violino-pianoforte e con varie formazioni di musica da camera. Negli ultimi tre anni ha ottenuto il primo premio in diversi concorsi in Italia: Diapason d'oro di Pordenone, Città di Valtidone, Città di Villafranca, Città di Treviso, Città di Gorizia, Città di Belluno e Concorso Ugo Amendola di Mogliano Veneto (2021), dalla cui giuria è stato invitato a registrare il suo primo CD. Parallelamente ai suoi studi a Trieste, nell'anno accademico 2021-2022 è stato ammesso ai corsi di Alto perfezionamento musicale tenuti dal M° R. Plano all'Accademia di Musica di Pinerolo. Nell’impegnativo recital goriziano Zhuri ha affrontato con energia quattro eccelsi nomi della musica: Beethoven, Chopin, Debussy e Scriabin. Ha iniziato con la Sonata n. 31 in la magg. op. 110  composta nel 1821, penultima del ciclo delle sonate di L. van Beethoven. Osservava H. Wetzel che “nell’ultimo Beethoven [scomparso nel 1827] deve essere soppesata ogni nota, finché non si arrivi a captarne l’intrinseco significato musicale… non una sola nota è superflua“.
 Tale è risultata la cura esecutiva del pianista nel proporre il pezzo al pubblico. Particolarmente apprezzato per il suo insito virtuosismo il secondo movimento, Allegro molto, in cui il pianista è stato impegnato tecnicamente con i vorticosi incroci delle mani sulla tastiera. Altrettanto gradito il successivo Adagio ma non troppo, in cui Zhuri ha interpretato con pacata intensità la malinconica espressività del movimento. A seguire la Fantasia in Fa minore op. 49 di F. Chopin, composta nel 1841, uno dei capolavori della letteratura pianistica: seppur ripartita in allegro-adagio-allegro, sembra costituita da un solo movimento, quasi un poema musicale. Quindi di C. Debussy, L’isle joyeuse, pare ispirato a L’embarquement pour Cythére di A. Watteau e pubblicata nel 1904, è un pezzo da concerto scritto per l’esecuzione in una sala da concerto di fronte a un grande pubblico e fa riferimento alla “tradizione virtuosistica postlisztiana” e contiene una “sapiente mescolanza di dinamiche contrastanti, di rarefazioni e di accumulazioni” (P. Rattalino). Infine la Fantasia op. 28 in Si minore di A. Scriabin, anch’essa in un unico movimento in forma di sonata, pezzo virtuosistico di complessa esecuzione, che contiene una delle melodie più belle dell’autore e nel contempo mette a dura prova l’esecutore per i gli accordi massicci e i passaggi veloci. Composizioni dal classicismo al romanticismo e dal postromanticismo all’impressionismo, caratterizzate da una forte impronta virtuosistica ben sostenuta dal giovane esecutore. A concludere, richiesto dal pubblico, come bis un brano già in programma.
Gianni Drascek
Foto Tarcisio Scappin
 
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