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Giulio Scaramella Trio | Print |
Nel concerto di venerdì 14 maggio 2021, organizzato dall’Associazione “Lipizer” al Teatro “L. Bratuž” di Gorizia, si è esibito il “Giulio Scaramella Trio”, formato da Giulio Scaramella - pianoforte, Federico Missio - sax soprano, contralto, tenore e Mattia Magatelli - contrabbasso. Scaramella, nato a Gorizia, si è perfezionato presso la prestigiosa scuola biennale di musica da camera del Trio di Parma e conseguito la laurea di II livello in interpretazione jazz. Missio è sassofonista e compositore, vanta collaborazioni dal jazz al cantautorato, dal funk all'hip hop e alla musica elettronica. Magatelli trasferitosi da Milano a Roma e poi in Olanda, ha vinto la “IASJ Scolarship” presso Siena Jazz, ha suonato in quasi tutta Europa, Indonesia e USA. La formazione, priva del tradizionale supporto ritmico della batteria, vanta celebri innumerevoli esempi: tra gli altri, Nat King Cole nel 1937 formò un trio di piano-chitarra-contrabbasso e cinquant’anni dopo il Jmmy Giuffrè Trio, sax-chitarra-contrabbasso, incise l’LP dal titolo “Gotta Dance”, che sorprese non poco i tradizionalisti.
 Il Trio Scaramella, formazione con pianoforte-sax-contrabbasso, ha presentato il suo ultimo album dal titolo "Opaco". Si legge al riguardo sul sito  JazzIT: “Il disco ha come punto focale una ricerca timbrica e sonora su composizioni originali, caratterizzate dalla vicinanza  al mondo della musica colta del Novecento”, una ricerca inclusiva della tecnica improvvisativa che dà luogo a un repertorio versatile che fonde musica classica e jazz e, nei riguardi di quest’ultimo, fa riferimento anche al pianismo di Bill Evans. Afferma Scaramella: “La cosa che più amo del jazz  è … l’accostamento di musiche molto distanti fra loro per genere ed epoca … efficace se filtrate con una sensibilità peculiare“. La registrazione del disco risale a un periodo in cui egli era interessato ad autori politonali come come A. Scrjabin, I. Stravinsky, C. Ives, epoca in cui l'armonia tonale tendeva “a sgretolarsi lasciando spazio a nuove soluzioni“. A evidenziare la formazione musicale classica del trio, la serata è stata aperta da un’improvvisazione dei tre strumentisti su ”Rêverie” (1890) di C. Debussy. Altro classico, rivisitato ed eseguito in seguito, "Musica Ricercata n. 7" (1951-53) di G. Ligeti con l’Ostinato al piano della mano sinistra particolarmente favorevole a suscitare l’improvvisazione e gli assolo degli altri due eccellenti concertisti. Il trio, in maniera progrediente, ha improvvisato su alcuni riconoscibili standard jazzistici tra cui “Sophisticated Lady” di D. Ellington, “Naima” di J. Coltrane tratto da “Giant step” (1960) e un altro classico, questa volta del sax, “Petite fleur “ di S. Bechet, autore-esecutore riascoltato in “Si tu vois ma mére”, uno dei due sollecitati bis di fine concerto. Non è mancato l’omaggio al pianista, recentemente scomparso, Chick Corea, famoso per le sue improvvisazioni, in cui sembrava “parlasse con il pianoforte”. Stesso portamento assume spesso Scaramella in un dialogo a due con lo strumento, ampliato a più voci con gli altri musicisti, in una fusione tra classico e jazz che talvolta ricorda, seppur nell’originalità esecutiva e nella manifesta padronanza dello swing, alcune atmosfere da “jazz da camera” del Modern Jazz Quartet del pianista J. Lewis.  

Gianni Drascek

 
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