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Duo Barutti | Print |
Il “Duo Barutti”, composto da Giuseppe Barutti – violoncello e Anna Barutti – pianoforte, si è esibito giovedì 27 maggio 2021 al Teatro “L. Bratuž” di Gorizia. Giuseppe Barutti è stato indicato da Lorin Maazel come uno dei grandi talenti del violoncello per l’alta qualità delle sue interpretazioni; ha fondato con le quattro sorelle musiciste il noto “Quintetto Barutti”, quartetto d’archi e pianoforte; è stato Primo violoncello e membro fondatore dell’Accademia Musicale San Giorgio-Fondazione Cini. La pianista Anna Barutti è considerata una delle più interessanti interpreti cameristiche della sua generazione, ha collaborato con prestigiosi musicisti in sedi nazionali ed internazionali; ha eseguito i Concerti di Beethoven, di cui è profonda studiosa, sotto la guida di Roberto Abbado; è titolare della cattedra di pianoforte principale al Conservatorio “B. Marcello” di Venezia. L’alta qualità dei curricola e l’affiatamento anche “parentale” hanno dato luogo all’eccellenza delle interpretazioni delle sonate di Beethoven e Schubert in programma, introdotte ciascuna da un commento  esplicativo di Anna Barutti - a detta sua “alcune notarelle” - riguardo alle caratteristiche musicali della sonata, al contesto storico e alla biografia dell’autore. Ha aperto il concerto la Sonata op. 5. n. 2 in Sol min. di  L.v. Beethoven, composta nel 1796 e dedicata a Federico Guglielmo II di Prussia, musicofilo e violoncellista. 
Beethoven la eseguì al pianoforte in prima assoluta con il celebre violoncellista Jean-Pierre Duport, a cui vanno ascritte (e certificate storicamente) molte caratteristiche tecniche nell’uso del violoncello in essa presenti. La sonata si articola nei movimenti Adagio sostenuto e espressivo, Allegro molto più tosto presto, Rondò. Allegro (in Sol magg.), nel quale ultimo, sebbene nella sonata gli strumenti assumano un ruolo decisamente paritario, tuttavia vede quasi prevalere il pianoforte. A seguire di F. Schubert la Sonata in La minore per violoncello e pianoforte, D. 821 (“Arpeggione Sonata”). Fu scritta originariamente per Arpeggione, detto anche chitarra-violoncello per le sue sonorità e caratteristiche costruttive, uno strumento inventato dal liutaio viennese J.G. Stauffer nel 1823. La sonata fu composta l’anno successivo all’invenzione ma pubblicata solo nel 1871 dall'editore J.P. Gotthard e si compone dei movimenti Allegro ma non tanto, Scherzo. Allegro molto, Adagio cantabile-Allegro vivace. Dopo un applauso in ricordo dell’appena scomparsa étoile Carla Fracci,  nuovamente Beethoven con la Sonata n. 3 in La magg. op. 69, iniziata a comporre nel 1807 (in contemporanea alla Quinta Sinfonia “del destino”, sebbene il suo abbozzo risalga al 1804), e dedicata all’amico del musicista barone Ignaz von Gleichenstein, nei movimenti Allegro moderato.  Adagio, Allegretto. Sul manoscritto Beeethoven appose il motto "inter lacrimas et luctum” alludendo al periodo che stava vivendo - era già completamente sordo -, ma l’Allegretto finale lo contraddice per la sua virtuosistica gioiosità. In bis l’esecuzione di uno dei Fünf Stücke im Volkston, op. 102 di R. Schumann. Ancora una volta la “Lipizer” può, senza presunzione, compiacersi di aver offerto un concerto di alta intensità musicale, a cui va aggiunta la considerazione finale di Anna Barutti che, viste l’accoglienza e le diverse volte che i Barutti hanno suonato a Gorizia per la “Lipizer”, ha definito quello goriziano un pubblico di “amici”.  
Gianni Drascek
Foto Tarcisio Scappin
 
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